Vi segnalo questo blog molto interrsante, ricco di idee e consigli: www.terraemadre.com
… e se provassimo a cambiare abitudini?
Bisogna fare sempre una certa attenzione a non mescolare alcuni prodotti per la pulizia perchè il risultato potrebbe essere dannoso per la propria salute!
Forse molti sanno già che ad esempio è pericoloso mescolare tra di loro la candeggina l’acido muriatico e l’ammoniaca (le esalazioni sono dannosissime); ma parlando di prodotti naturali invece, vorrei segnalare la NON compatibilità tra aceto e bicarbonato perchè -anche se la reazione è più blanda, dal momento che l’acido acetico è un acido debole- comunque si neutralizzano a vicenda e l’effetto detergente si annulla.
Fonte: http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0006.htm
Attenzione a NON usare l’aceto bianco direttamente nel cestello della lavastoviglie quando usate un detersivo sintetico (industriale), perchè ne riduce l’alcalinità e quindi l’efficacia!
Viceversa è utile come brillantante versare l’aceto nella vaschetta apposita della lavastoviglie e regolarla con la manopola sul numero più alto.
Fonte: http://biodetersivi.altervista.org
Non ho la presunzione di essere un’alchimista ma sperimento comunque sempre nuove ricette: mi sono documentata sugli oleoliti e siccome avevo già in casa dell’olio di mandorle dolci come prima esperimento ho fatto il mio primo ‘oleolito con questo aggiungendo fiori di lavanda e cannella.
L’oleolito non è altro che la macerazione di erbe in olio (olio di oliva, mandorle, lino, jojoba, ecc…); l’olio di mandorle dolci non è proprio il massimo date che può diventare rancido e perciò non è di lunga conservazione, ma per renderlo più piacevole ho appunto provato ad “aromatizzarlo” ed il risultato è stato soddisfacente.
Per ottenere un oleolito bisogna procurarsi un vasetto di vetro con chiusura ermetica, olio nel quale lasciare a macerare le foglie (se queste si possiedono fresche è importante lavarle bene e asciugarle altrimenti l’acqua rancidisce nel composto!) oppure foglie o fiori secchi, e un colino per il filtraggio finale.
Si mettono le foglie nel vasetto riempiendolo per circa 3/4 (menta, rosmarino, spezie, fiori, camomilla, ecc…), si aggiunge l’olio e si tappa; si lascia il composto per almeno 40 giorni al buio (io lo metto nell’armadio) e si agita il vasetto almeno 2 volte la settimana. Si filtra con un colino lasciando cadere per bene tutto l’olio nel vasetto; si procede poi ad un secondo filtraggio dove si “spreme” l’erba facendone uscire il contenuto.
Esiste un potente battericida e antimicotico in natura che possiamo reperire facilmente in erboristeria sottoforma di olio essenziale: il tea tree oil o olio di maleleuca.
Il suo profumo è particolarmente intenso perciò magari non a tutti è gradito, ma io lo utilizzo molto anche per la casa proprio come disinfettante: ne bastano 5/8 gocce in uno spruzzino diluito con acqua e alcool (quello a 90°) nel quale si emulsiona perfettamente: solitamente metto 3/4 di acqua e ultimo con l’alcool e l’olio essenziale. Questo disinfettante è adatto per tutte le superfici di bagno e cucina. Il tea tree oil può anche essere aggiunto al detersivo per i piatti/lavastoviglie ma anche al detersivo per il bucato proprio per darne potere disinfettante.
Per eliminare gli odori nel frigorifero è sufficiente mettere una piccola vaschetta o contenitore con un qualche cucchiaio di bicarbonato: toglierà gli odori in modo innocuo ed ecologico.
Questa soluzione è adatta anche per piccoli ambienti in generale come ripostigli, scarpiere o mobiletti. Il risultato è davvero concreto.
Leggevo sul web che è nato il primo sistema di etichettatura made in Italy che illustra l’impatto del prodotto sull’ecosistema in termini di emissioni di gas serra, utilizzo dell’acqua e sfruttamento delle risorse lungo tutto il suo ciclo di vita. Applicata direttamente sulla confezione dei prodotti di largo consumo, permette di conoscere, in maniera intuitiva ed immediata, l’impatto ambientale dei prodotti acquistati, grazie non solo ad una scala che indica il “costo ambientale” totale, ma anche a tre indicatori per i singoli elementi: aria, acqua, suolo.
Ad oggi non c’è nessuna normativa che rende obbligatoria questo tipo di etichettatura, perciò è ad assoluta discrezione dell’azienda di applicarla al proprio prodotto o meno…chissà quali saranno “i grandi” che la adotteranno? Noi consumatori sostenibili e attenti lo verificheremo!
Un’amica originaria dell’appennino ha raccolto dei suggerimenti da alcuni “adulti” del luogo e mi ha ispirato a scrivere subito di queste saggezze popolari non solo per la loro attualità, ma anche per la filosofia di vita dalla quale molti di noi dovrebbero trarre spunto. Cito di seguito proprio le sue parole: “per un pasto biologico ed economico in questo periodo nei campi, sia in pianura che nell’Appennino, si trovano delle erbe da lessare che, condite con olio, limone e sale, possono rappresentare un ottimo contorno, molto adatto da accompagnare alle uova sode. I miei genitori sono abituati a chiamarle radicchi di campo, ma a seconda delle zone vengono chiamate in modi diversi spesso di derivazione dialettale: sprelle, castracani, riccioni.
In realtà, ce ne sono di molti tipi diversi fra i quali ad esempio, quelli che contengono quei fiori gialli, detti volgarmente piscialetti (tarassaco), che crescono spontaneamente nei campi in primavera.
C’è chi addirittura cucina anche i fiori gialli per realizzare delle marmellate.
Un altra erba spontanea che si trova principalmente in collina è l’asparago selvatico. C’è anche l’ortica con la quale vengono fatti degli ottimi tortelli”.
Grazie Elena!
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