Category Archives: Eco News

Etichetta misura “impatto ambientale”

Leggevo sul web che è nato il primo sistema di etichettatura made in Italy che illustra l’impatto del prodotto sull’ecosistema in termini di emissioni di gas serra, utilizzo dell’acqua e sfruttamento delle risorse  lungo tutto il suo ciclo di vita. Applicata direttamente sulla confezione dei prodotti di largo consumo, permette di conoscere, in maniera intuitiva ed immediata, l’impatto ambientale dei prodotti acquistati, grazie non solo ad una scala che indica il “costo ambientale” totale, ma anche a tre indicatori per i singoli elementi: aria, acqua, suolo.

Ad oggi non c’è nessuna normativa che rende obbligatoria questo tipo di etichettatura, perciò è ad assoluta discrezione dell’azienda di applicarla al proprio prodotto o meno…chissà quali saranno “i grandi” che la adotteranno? Noi consumatori sostenibili e attenti lo verificheremo!


Chi è il consumatore più sostenibile?

Una recente indagine ha rivelato che è donna il consumatore sostenibile per eccellenza, per l’esattezza tra i 30 ed i 35 anni. D’altronde non poteva essere altrimenti dal momento che sono per la maggiorparte dei casi proprio le donne ad occuparsi degli acquisti alimenatari e ciò che ne consegue.

Lo IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) tra il 2010 e il 2011 ha analizzato le scelte di sostenibilità e i consumi alimentari di 1.000 adulti con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e di 1.000 giovani tra i 18 e i 28 anni. Il risultato non è molto incoraggiante perché, nonostante la crescita di una consapevolezza ambientale, solo il 50% della popolazione analizzata ha comportamenti green, mentre il 37% è poco o per niente attento all’ambiente. Si è stilata anche una classifica tra le abitudini più eco tra la popolazione:

  • raccolta differenziata: 68%
  • consumo di prodotti di stagione: fino al 45%
  • risparmio di energia elettrica: 37%

I peggiori consumatori eco sostenibili sono i giovani tra i 18 ed i 24 anni, presumibilmente con alle spalle una famiglia molto poco educata alla questione ambientale; solo il 12% della popolazione più giovane infatti acquista con coscienza.

 

Fonte: www.ecologiae.com


100 strade per giocare

 

E’ un’iniziativa di Legambiente in programma per sabato 21 e domenica 22 Aprile 2012 e avrà luogo per le strade e le piazze delle maggiori città del Bel Paese.

…100 Strade per Giocare, quindi non solo come momento per goderci una città più bella e pulita ma un’opportunità per restituire strade e piazze ai cittadini, per ripensare gli spazi pubblici in modo che siano più fruibili da tutti, per promuovere ed incentivare una mobilità più sostenibile che tenga conto anche delle esigenze dei più piccoli. Musica , spettacoli e danze.
Insomma, come tradizione vuole da 15 anni, 100 Strade per Giocare… è una festa per tutti, grandi e piccoli, senza esclusioni…

 


Ecobank: se recicli guadagni !

E’ una della tante eco-iniziative della regione Piemonte, che scopro sempre di più essere una regione virtuosa.

Ecobank esiste già da qualche tempo e mette in opera un processo molto semplice: se recicli bene ti diamo un buono spesa in cambio ! Si portano al punto di raccolta i rifiuti di plastica alluminio e vetro ed in cambio viene rilasciato uno scontrino valido per uno sconto o buono sulla spesa nei punti vendita convenzionati.

Un buon motivo quindi per fare una corretta raccolta differenziata ed incentivare i cittadini a farla con sempre più entusiasmo.


La mia scuola a impatto zero

L’ultimo libro di Marco Boschini, educatore e coordinatore dell’Associazione Nazionale dei comuni virtuosi, raccoglie le diverse esperienze di alunni virtuosi che vivono la loro scuola a impatto zero cominciando dall’acqua del rubinetto in mensa, dai detersivi sfusi o ecologici per lavare banchi e pavimenti fino ai guardiani della luce in classe. Anche le scuole possono contribuire a ridurre l’inquinamento, risparmiare energia, diminuire la quantità dei rifiuti e in tutta Italia ci sono già esempi di istituti che hanno intrapreso questa strada.

La scuola è una comunità nella comunità, in cui passano insegnanti, genitori, alunni. Con il loro atteggiamento possono fare la differenza.


Non buttare l’olio fritto, qualcuno lo potrebbe usare per l’illuminazione pubblica !

Anche cucinando si dovrebbe sempre pensare all’ecologia; spero che molti lo sappiano già che l’olio esausto da cucina è altamente inquinante (un solo litro di olio versato in uno specchio d’acqua è in grado di formare una pellicola grande come un campo di calcio e di rendere NON potabili fino a 1milione di litri d’acqua!!!).

Detto ciò è anche però giusto dire che l’Italia è al primo posto in Europa per riciclo di oli usati ma se proprio non si sa in quale discarica versarli ci si può rivolgere al Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (www.coou.it).

Tornando all’olio da utilizzare come benzina o illuminazione pubblica ecc, l’idea è di un certo Michele Faberi il quale, spiega, per trasformare l’Oapc (Olio alimentare post consumo) da rifiuto in risorsa occorre raccoglierlo, pulirlo e impiegarlo in altre soluzioni come quelle di cui sopra.

“Il suo recupero, finanziato dal progetto in parte europeo OilEco, comporta un duplice beneficio: uno strettamente ambientale e uno economico. Difatti si stima che il recupero di circa 4 kg di olio procapite all’anno per 150-190.000 abitanti comporta un riciclo di circa 600mila tonnellate di olio fritto, un bene che “altrimenti sarebbe disperso” nel lavandino o nel water e finirebbe per inquinare fiumi e mari, invece in questo modo viene utilizzato per produrre energia laddove si impiegherebbero combustibili fossili o comunque fonti energetiche inquinanti”.

Fonte: www.ecologiae.com

 


Nonsprecare.it

Vi segnalo un sito molto utile il cui titolo è già illuminante: si possono trovare diverse soluzioni intelligenti per utilizzare al meglio le proprie risorse in una sezione dedicata ai diversi consigli  nel campo degli acquisti, denaro, acqua, cibo, tempo ed energia.


E’ nato Ri-store, la boutique del Ri-Usato

L’idea è più che attuale e unisce il senso del ri-sparmio e del ri-ciclo che insieme formano una nuova imprenditorialità del domani. L’iniziativa di re-commerce nasce dall’incontro di 2 persone, Luca Mortara e Paolo Manzoni, che alla fiera che a breve aprirà i battenti a Milano “Fa la cosa giusta”dal 30 marzo al 1 aprile 2012, ospiteranno in uno spazio espositivo di oltre 500 mq giovani imprenditori con un’idea fissa in testa, dare un valore alle cose usate: se l’automobile usata ha un valore, perché non dovrebbero averlo telefoni cellulari e personal computer con due anni di vita o un passeggino per bambini usato tre mesi? Perché non recuperare questo valore, risparmiando soldi e risorse di questo pianeta? E finalmente anche in Italia nascono le prime imprese con questa missione, molte delle quali saranno tra i protagonisti di RI-STORE: ALGOTECH (PC Ricondizionati), BABY BAZAR (articoli per l’infarzia), MERCATOPOLI (che ha 100 negozi in tutta Italia di libri, arredamento, elettrodomestici, tutto di seconda mano), IL CELLUVALE (cellulari e Ipad) e ancora RECicli, inventata in uno scantinato di via Washington a Milano da due ventenni appassionati di biciclette e REWIND SELECTION, nata in Toscana per realizzare borse e accessori con le vele usate.


No impact man

Vi volevo segnalare un video che mi ha molto colpito: utopia o folle lucidità?

Ecco come una famiglia cerca un tipo di vita sostenibile nel cuore della grande mela, nella città che forse più di ogni altra rapprensenta il consumismo per antonomasia, New York.

A voi ogni riflessione.


Rivoluzione verde?

L’uomo è davvero disposto e interessato ad invertire il processo consumistico prima che si arrivi ad un catastrofico collasso del nostro pianeta? A quanto pare è ancora difficile (se non impossibile) dissociare il termine rispetto della natura al termine consumismo (o bisogno di consumare ad ogni costo);  i protocolli internazionali, gli accordi siglati tra le potenze mondiali, gli accorati appelli degli ambientalisti non hanno ottenuto risultati soddisfacenti, ma di certo non possiamo rinunciare a mantenere viva la speranza.

Col termine “rivoluzione verde” si indica per convenzione quel periodo di grande boom della produttività agricola degli anni 1960/’90 (e non ancora finito, anzi!) che ha segnato per sempre il nostro modo di consumare e di sfruttare la terra e di conseguenza tutto ciò che a questo processo è correlato, dall’inquinamento per estrarre la materia prima fino al traffico per il suo trasporto. Si potrebbe quindi tentare di cambiare il senso al termine rivoluzione verde modificandone i principi profondi oppure sarebbe più realistico parlare di involuzione verde?

Mi chiedo se è prorpio necessario che, per acquisire consapevolezza dello stato disastroso dell’ambiente in cui viviamo, sia necessario fare ricorso a continui appelli ecosostenibili, mentre sarebbe molto più semplice fare qualche passo indietro e magari ristabilire uno stile di vita come quello dei nostri nonni.

Il tema è troppo ampio e non mi dilungo, ma volevo solo segnalare un video del WWF che mi ha (tristemente) colpito: